p 148 .

Paragrafo 3 . L'illusione.

     
Leopardi  mantiene  distinta la poesia dalla  filosofia,  analizza  il
ruolo  dell'una  e  dell'altra, quindi le riunifica nella  figura  del
poeta-filosofo.
     Il  sapere  filosofico cui egli guarda con ammirazione    quello
fondato  sulla  razionalit  illuminista.  La  scienza  moderna  e  la
filosofia ad essa legata hanno fortemente contribuito a smascherare le
favole religiose, a mostrare all'uomo tutti gli aspetti brutali  della
Natura,  a  togliere  l'uomo  e  la sua  minuscola  Terra  dal  centro
dell'universo.(33)
     La  poesia ha una forza creativa inaudita, che pu sovvertire  la
realt  messa  a  nudo dalla scienza moderna: per  millenni  ha  fatto
muovere  il  Sole. Nel dialogo Il Copernico Leopardi immagina  che  il
Sole,  stanco di ruotare intorno alla Terra, convochi Copernico perch
lo  aiuti  a convincere gli uomini che per lui  giunto il momento  di
fermarsi  e  riposarsi. Se per tanto tempo mi sono  mosso  intorno  al
vostro pianeta - egli sostiene -  perch vi sono stato costretto  dai
poeti: I poeti sono stati quelli che per l'addietro [...], con quelle
belle  canzoni,  mi  hanno fatto fare di buona  voglia,  come  per  un
diporto, o per un esercizio onorevole, quella sciocchissima fatica  di
correre  alla disperata, cos grande e grosso come io sono, intorno  a
un granellino di sabbia(34).
     La  poesia,  quindi,  stata capace di produrre  quella  realt
(la  concezione geocentrica dell'universo) che poi la scienza  moderna
ha giudicato falsa. La filosofia, invece, come e pi della scienza, ha
perso  ogni  capacit  creativa, ogni forza di  stimolare  gli  uomini
all'azione:  I  poeti, ora con una fola, ora con un'altra,  dando  ad
intendere che le cose del mondo sieno di valuta e di peso, e che sieno
piacevoli  e  belle  molto, e creando mille speranze  allegre,  spesso
invogliano gli altri a faticare; e i filosofi gli svogliano(35).
     La  ragione  scrive  Leopardi  nemica  d'ogni  grandezza:  la
ragione    nemica  della natura: la natura   grande,  la  ragione  
piccola.  Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto pi difficilmente
sar  grande quanto pi sar dominato dalla ragione: che pochi possano
essere  grandi (e nelle arti e nella poesia forse nessuno) se non  son
dominati dalle illusioni(36).
     Il  poeta-filosofo possiede quindi un'arma formidabile: quella di
poter  conoscere la realt e, al tempo stesso, di poterla oltrepassare
nell'illusione.  L'illusione,  quando    il  prodotto  di   un'azione
consapevole  del  poeta,  perde  ogni connotazione  negativa,  diventa
strumento  di  salvezza dal dolore e trasmette questa  sua  positivit
alla  stessa filosofia. Il poeta-filosofo non nega la ragione,  ma  la
coniuga con l'immaginazione.
     Cos,  oltrepassando la ragione, il poeta colloca la  filosofia
in  un  orizzonte pi ampio, in cui l'uomo pu essere  separato  dalla
Natura e guardare al di l di essa; quindi pu trovare la salvezza dal
dolore che la Natura gli provoca, rivolgere l'odio non contro i propri
simili ma contro la vera causa del
     
     p 149 .
     
     dolore, e vivere l'illusione dell'amore e della solidariet:  La
mia  filosofia, non solo non  conducente alla misantropia,  come  pu
parere  a chi la guarda superficialmente, e come molti l'accusano;  ma
di sua natura esclude la misantropia, di sua natura tende a sanare,  a
spegnere quel malumore, quell'odio, non sistematico, ma pur vero odio,
che  tanti e tanti, i quali non sono filosofi, e non vorrebbono  esser
chiamati  n  creduti  misantropi, portano per cordialmente  a'  loro
simili,  sia abitualmente, sia in occasioni particolari, a  causa  del
male  che,  giustamente o ingiustamente, essi  come  tutti  gli  altri
ricevono  dagli altri uomini. La mia filosofia fa rea d'ogni  cosa  la
natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l'odio, o se  non
altro il lamento, a principio pi alto, all'origine vera de' mali  de'
viventi. ec. ec. (Recanati. 2. Gennaio. 1829.)(37).
     Questa    dimensione    dell'illusione   consapevole    abbraccia
praticamente  tutta l'opera del Leopardi, a partire, ad  esempio,  dal
Diario  del primo amore(38), del 1817. Dopo un incontro con la  cugina
nella casa paterna di Recanati, Leopardi sente accendersi in cuore  un
grande  amore:  le  notti  insonni  si  susseguono  a  giorni  passati
interamente  a  pensare  a  lei, senza il tempo  per  altre  attivit,
nemmeno  per  mangiare.(39) L'oggetto dell'amore non    presente  (la
cugina    partita  il  giorno dopo la visita) e  Leopardi  indaga  il
proprio cuore, gode e patisce di questo sentimento, e quando sente che
si  affievolisce  cerca  di  rafforzarlo;  gioisce  quando  l'immagine
dell'amata gli compare in sogno e, in una continuit sogno-veglia  che
ricorda  Schopenhauer, trasferisce il sentire del sogno nel  ragionare
della veglia.(40)
     La  sostituzione  del sogno-illusione alla  realt  esterna  si
ritrova  -  in relazione allo stesso tema della donna amata  -  in  Il
pensiero  dominante  (1831):  i volti  reali  delle  donne  reali  che
Leopardi  incontra diventano immagini false dell'unica  vera  bellezza
che  il volto pensato dell'amata.(41)
     Questa  funzione  creatrice  del  pensiero  poetico,  in  stretta
connessione  con  l'osservazione  razionale,  trova  una   delle   sue
espressioni pi felici nell'Infinito:
     
     
     p 150 .
     
                    Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
                    E questa siepe, che da tanta parte
                    Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
                    Ma sedendo e mirando, interminati
                    Spazi di l da quella, e sovrumani
                    Silenzi, e profondissima quiete
                    Io nel pensier mi fingo; ove per poco
                    Il cor non si spaura. E come il vento
                    Odo stormir tra queste piante, io quello
                    Infinito silenzio a questa voce
                    Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
                    E le morte stagioni, e la presente
                    E viva, e il suon di lei. Cos tra questa
                    Immensit s'annega il pensier mio:
                    E il naufragar m' dolce in questo mare.
                     Prima   stesura  autografa  (1819)  dell'Infinito
                     (Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele  terzo,
                     Napoli, tredicesimo. 22).
     
     [Fotografia del manoscritto non riportata].

     In  questi versi  indicato un percorso - dal finito all'infinito
-  in  cui  la  frattura tra l'esistenza e il nulla  sembra  colmarsi,
nell'intreccio  continuo  fra  sensi e  pensiero,  nell'azione  di  un
pensiero  che non si stacca mai completamente dai sensi.  Il  percorso
parte  dal  finito  limitante della siepe, si spinge  con  lo  sguardo
(mirando),  cio  con  i  sensi,  oltre  questo  primo  limite   negli
interminati / spazi di un orizzonte vastissimo, dove, e questa volta
con  il  pensiero,  crea  egli stesso (mi  fingo(42))  l'infinito  del
silenzio sovrumano e della profondissima quiete, dal quale il poeta  
risospinto  in se stesso, perch di fronte all'infinito  non  pu  non
emergere  la paura: l'abisso che separa il finito (la voce del  vento,
che  rimette in moto i sensi e spinge la ragione a evocare  le  morte
stagioni) e l'infinito  immenso, ma  tutto interno all'uomo,    il
frutto  della  forza creatrice del suo pensiero, in  cui  il  pensiero
stesso  annega, si perde, naufraga. Eppure il naufragio    dolce.
L'infinito    l'illusione:  il  poeta  prende  il  nulla  al  di   l
dell'ultimo  orizzonte e lo porta dentro di s, lo trasforma  nel  suo
infinito,  ne fa una sua creatura; e allora il nulla cessa  di  essere
tale, e il cuore non si spaura pi, ma anzi prova piacere (naufragar
m' dolce).
     
     p 151 .
     
     L'illusione,  quindi, non  vaneggiamento, stolto  fuggire  dalla
realt,  rifugio nel misticismo o nell'ascesi(43), ma    la  vittoria
dell'uomo sulla Natura; egli  capace di pensare ci che la Natura non
  capace di essere: una Natura che si fonda sull'annichilimento e sul
nulla  -  come  abbiamo  visto  -  nulla  essa  stessa;  il  pensiero
trasforma invece il nulla in Essere.
